IMG4623
ultimatum
InstagramColoricon-icons.com71811

Viale Carlo III di Borbone

150 - 81020 San Nicola La Strada (CE)

a un passo dalla Reggia Caserta, Centro Campania, Autostrada, Interporto Caserta Sud e Tari. 

info@medlaserservice.it

Oculistica: +39 0823 452663 

+39 340 1204894
Medicina estetica, dermatologia e soft medical: +39 0823 1504651

+39 345 2453487

whatsapp
fbicon325x325

 

Ampio Parcheggio Gratuito     |   Wi FI Ovunque

NEWSLETTER

Entra a far parte della nostra Community


facebook

MED LASER SERVICE SRL ©2018 Tutti i diritti riservati - P.IVA 03689520611​

WEBIDOO-LOGOFOOTER

Farmed by WEBIDOO

Oculistica diagnostica

Visita-oculistica

Visita

La  visita oculistica, disponibile nel nostro centro, è costituita da una serie di test effettuati dallo specialista per valutare le condizioni di salute degli occhi e misurare l’acutezza visiva di una persona, ossia la capacità di mettere a fuoco e distinguere gi oggetti.

 

È raccomandabile eseguire dei controlli oculistici periodici ed approfonditi di routine, anche in considerazione del fatto che molte malattie oculari sono asintomatiche.

 

La visita di base si svolge prima con un esame esterno degli occhi. Successivamente vengono eseguiti esami specifici per:

 

Acutezza visiva

Funzionalità pupillare

Motilità dei muscoli esterni degli occhi e misurazione della pressione interna dell’occhio

Esame del fondo oculare

L’esame esterno dell’occhio consiste nell’ispezione delle palpebre, dei tessuti circostanti e dello spazio interpalpebrale, occupato dal bulbo oculare.

 

Può anche essere eseguita la palpazione del margine orbitario, se la condizione clinica lo richiede.

 

Le congiuntive e la sclera possono essere ispezionate invitando il paziente a guardare in alto e in basso, utilizzando una fonte di luce intensa e un biomicroscopio per l’osservazione dei dettagli. La cornea e l’iride vengono osservati in modo simile.

WhatsAppImage2018-09-17at09.49.12.jpeg

OCT

OCT PAPILLARE + MACULARE

 La tomografia ottica computerizzata (OCT), o tomografia ottica a radiazione coerente, è un esame diagnostico non invasivo che permette di ottenere scansioni della cornea e della retina per la diagnosi ed il follow-up di numerose patologie corneali e retiniche. La metodica è impiegata anche nella diagnosi preoperatoria e nel follow-up postoperatorio della gran parte delle patologie oculari che necessitano di un intervento chirurgico. Si tratta di una tecnica di diagnosi per immagini non invasiva, basata sull'interferometria a luce bianca o a bassa coerenza, un fascio laser privo di radiazioni nocive che viene impiegato per analizzare le strutture oculari, soprattutto retiniche e corneali, mediante sezioni ad alta risoluzione. L'OCT permette di ottenere scansioni corneali e retiniche molto precise che consentono di analizzare nel dettaglio gli strati della cornea, regione centrale della retina denominata macula, ed il nervo ottico (OCT MACULARE). Questa metodica di imaging consente la diagnosi ed il follow-up di numerose patologie corneali e retiniche, come la degenerazione maculare senile, la retinopatia diabetica e il glaucoma. E' inoltre particolarmente utile nei casi di edema maculare di varia origine.

 

L'OCT è un esame indispensabile nella diagnosi preoperatoria e nel follow-up postoperatorio della gran parte delle patologie oculari che necessitano di un intervento chirurgico.

Trattandosi di una procedura digitalizzata, è possibile mettere a confronto gli esami eseguiti nel tempo dal paziente, fornendo delle mappe differenziali.

È, inoltre, un esame fondamentale nella diagnosi precoce di alcune patologie. Nei pazienti affetti da glaucoma, l'OCT e' in grado di misurare lo spessore delle fibre nervose che circondano il nervo ottico (OCT PAPILLARE) evidenziando, in alcuni casi, una alterazione precoce delle stesse in presenza di un campo visivo normale. Questo permette di iniziare tempestivamente una terapia per rallentare la progressione della malattia, in tutti i pazienti in cui si sospetta una patologia corneale, retinica e del nervo ottico, eccetto quelli che presentano notevoli opacità dei mezzi diottrici oculari, importanti alterazioni del film lacrimale ed assenza di fissazione. L'esecuzione, semplice e veloce, dura circa 10-15 minuti. Il paziente è seduto di fronte allo strumento e viene invitato dall'operatore a fissare una mira luminosa: la scansione parte nel momento in cui viene messa a fuoco la struttura oculare da analizzare.

Con l'avvento degli OCT di ultima generazione l'esame può essere effettuato anche senza la dilatazione della pupilla, previa valutazione da parte dell'operatore medico sanitario, delle caratteristiche oculari e del tipo di patologia che si vuole indagare.

WhatsAppImage2018-09-17at09.49.54.jpeg

FAG OCT

Il Fag OCT consiste in un’angiografia OCT senza iniezione di mezzo di contrasto. Da due anni questa metodica  si è rivelata una vera rivoluzione nella diagnostica retinica.

 

La nuova tecnica di angiografia utilizza modernissimi strumenti OCT per evidenziare i capillari normali e quelli patologici della retina. Il mezzo di contrasto utilizzato è il normale movimento del sangue nei capillari. In questo modo si riesce ad evidenziare tutta la rete vascolare retinica e coroideale, senza bisogno di iniezioni endovenose. L’Angio OCT è una tecnica non invasiva e rivoluzionaria che può essere utilizzata anche in caso di malattie cardiache, renali o epatiche gravi e persino in gravidanza, senza alcun pericolo per i malati gravi, per la gestante e per il nascituro. L’angio OCT senza iniezione di mezzo di contrasto è molto più precisa delle angiografie classiche con fluoresceina.

 

L’Angio OCT senza mezzo di contrasto è utile soprattutto nelle malattie vascolari della macula e della retina, nelle trombosi venose della vena centrale, nelle trombosi delle branche della vena centrale, nella retinopatia diabetica, nelle degenerazioni maculari essudative e secche, retinopatie sierose centrali acute e croniche, neovascolarizzazioni sotto retiniche delle degenerazioni maculari legate all’età o alla miopia. Le immagini sono molto più precise ma lievemente differenti da quelle ottenute con i mezzi invasivi perché non evidenziano le diffusioni e gli accumuli del colorante. Certi accorgimenti, tuttavia, permettono di individuare i punti di diffusione.

Fluoragiongrafica

Fluorangiografia

La fluorangiografia è un esame fondamentale per lo studio della circolazione della retina e coroide. Serve anche come guida per il trattamento delle patologie retiniche mediante laser argon. Questa metodica consente di mettere in evidenza aree non irrorate dal sangue e lesioni provocate da nuovi vasi che si sviluppano a causa della carenza di ossigeno, permettendo al medico di colpire con maggiore precisione le zone malate col raggio laser.                                                                                                     

Viene iniettato con una siringa un colorante in vena che, sciogliendosi nel sangue, consente di visualizzare eventuali anomalie della retina. La tipologia di tale colorante varia a seconda della patologia da studiare. Dopo la dilatazione delle pupille tramite collirio midriatico, ci si siede di fronte al retino grafo. Successivamente vengono scattate una serie di foto che saranno studiate dal medico per evidenziare eventuali anomalie.

 

La fluorescina verrà smaltita dal corpo tramite l’urina che, nelle ore successive, assumerà un colore diverso (giallastro fluorescente); il verde di indocianina, invece, viene smaltito attraverso il fegato.                                                                                             La fluorangiografia è un esame di routine molto diffuso, ma è invasivo. Dovrà, quindi, essere valutata la funzionalità cardiaca e quella renale e, soprattutto, va accertato se si sia allergici al colorante. L’esame si effettua a digiuno.                                                    

La fluorangiografia trova applicazione nei seguenti casi::

 

Malattie della macula, comprese quelle che coinvolgono il nervo ottico e i vasi della retina (diabete, emorragie, trombosi, ecc.)

Patologie infiammatorie, infettive, tumorali, causate da farmaci

Patologie traumatiche e retinopatia sierosa centrale.

Eventuali effetti collaterali sono legati all'uso del colorante che viene iniettato in vena. Potrebbero verificarsi problemi ai reni, ma per prevenirli può essere sufficiente ricorrere all'idratazione salina o al bicarbonato di sodio. L’uso del colorante, inoltre, va evitato in pazienti colpiti da gravi problemi al fegato. In linea di massima, comunque, né il verde di indocianina né la fluorescina presentano effetti collaterali significativi (a meno che non si sia allergici a queste sostanze). Raramente possono verificarsi effetti collaterali minori, quali nausea, tosse, starnuti, colorazione giallastra della pelle e malessere generale.

Campo-Visivo

Campo visivo

L’esame del campo visivo è essenziale per la valutazione del glaucoma, ma può essere molto utile nello studio di alcune patologie della retina, del nervo ottico e del sistema nervoso centrale. Esso consiste nella misurazione della visione dello spazio che circonda l’occhio. Si utilizzano strumenti computerizzati che presentano stimoli luminosi standardizzati ed elaborano i risultati:

 

PERIMETRO HUMPHREY CON GPA-2

 fra i più avanzati per la diagnosi della progressione del danno. Costituisce l’esame di riferimento nel glaucoma. L’analisi di più esami nel tempo è fondamentale per identificare l’insorgenza e la velocità della progressione della malattia. Disponendo di un numero sufficiente di esami (almeno 5 del campo visivo in 3 anni) è possibile proiettare nel futuro il rischio di cecità.

 

PERIMETRO A DUPLICAZIONE DI FREQUENZA (FDT)

Prima che sia riconoscibile il danno nella perimetria standard si devono perdere almeno il 30% delle fibre del nervo ottico. L’FDT, molto sensibile, può identificare il danno funzionale prima del campo visivo standard.

 

Si appoggia il mento e la fronte allo strumento, mentre l’occhio non esaminato viene occluso. Si fissa una mira centrale e si preme un pulsante ogni volta che si vede uno stimolo luminoso, anche se di tenue intensità, nello spazio davanti a sé. È importante non cercare gli stimoli luminosi spostando lo sguardo. L’attendibilità dell’esame è ridotta se si preme il pulsante senza che ci sia lo stimolo, se si danno risposte differenti nella stessa area o se si perde spesso la fissazione.

 

Secondo le Linee Guida della Società Europea per il Glaucoma (EGS), sono necessari almeno due esami per identificare lo stato di partenza del campo visivo, ed altri 3 esami ogni 2 anni. Per identificare la progressione del danno è necessaria la conferma in uno o due campi visivi successivi. Generalmente  l’esame deve essere ripetuto da 1 a 3 volte all’anno, con frequenza maggiore in caso di aumentato rischio di progressione del danno e di minore ripetibilità dei risultati.

WhatsAppImage2018-09-17at09.50.34.jpeg

GDX

Questa meravigliosa apparecchiatura consente di studiare il nervo ottico nella porzione interna dell’occhio.

 

Le patologie interessate sono:

 

Glaucoma

Diabete

Neuriti  (trombosi o infiammatorie).

Queste malattie interessano le fibre nervose di cui è fatto il nervo, deformandole e danneggiandole.

 

Il GDX è in grado di studiare tali modificazioni e, per questo, usa un fascio di luce capace di costruire una sorta d’immagine tridimensionale del nervo ottico. Il tutto senza iniezione di contrasto o l’uso di sostanze chimiche, senza l’impiego di colliri e senza che vi sia necessità che il paziente esaminato risponda in modo appropriato a specifici stimoli. Durante l’indagine diagnostica il paziente non è tenuto a collaborare con il personale medico (cosa particolarmente utile in bambini, anziani, disabili, persone con problemi psichici).  I risultati sono riproducibili e il test può essere ripetuto più volte per la mancanza di invasività. Questo consente di poter seguire la situazione nel tempo.

 

L’esame è molto veloce e può essere ripetuto immediatamente in caso di dubbio: la macchina acquisisce una singola immagine in meno di un secondo e questa può essere elaborata in vario modo con molti filtri e sottoprogrammi, per uno studio migliore.

Topografia-corneale

Topografia corneale

La topografia corneale, anche definita “mappa”, fornisce tramite l’ausilio di un computer una rappresentazione grafica della curvatura della cornea.

Attraverso la proiezione di una serie di anelli illuminati sulla superficie della cornea, che successivamente vengono acquisiti dallo strumento, il topografo genera una “mappa corneale”.                       
La mappa viene poi sottoposta a sofisticatissimi calcoli matematici e le varie analisi rivelano ogni distorsione della cornea, così come la curvatura e i meridiani dell’astigmatismo. Eseguire una topografia corneale è molto semplice.                               
Il medico avvicina lo strumento all’occhio ed esegue lo scatto, come per una normale fotografia. L’operazione non è assolutamente pericolosa, non provoca dolore né fastidi particolari.

Il computer elabora i dati trasformandoli in una mappa colorata. Colori “caldi”, come rosso ed arancione, indicano zone di maggior curvatura, mentre colori “freddi”, come il blu, rappresentano zone di minor curvatura.               
La topografia corneale si effettua nei seguenti casi: 

Per lo studio degli astigmatismi elevati ed irregolari
Per la chirurgia laser dei difetti visivi
Per la diagnosi e i controlli periodici successivi del cheratocono
Per i trapianti di cornea
Per l’applicazione di lenti a contatto, soprattutto in casi particolari
Per la diagnosi e per il monitoraggio del cheratocono
Si effettua sempre nei controlli successivi ai trattamenti di cross-linking corneale
È indispensabile nella diagnosi di ectasia corneale.
Va sempre eseguito nei trapianti di cornea.
Fissa subito una consulenza o prenota una visita oculistica.
 

Pentacam

Pentacam

L’esame con il pentacam permette di effettuare un campionamento dell’intera superficie corneale ottenendo così immagini ad alta risoluzione.

 

È dotato del sistema Sceimpflug che fornisce un modo migliore per l’analisi della camera anteriore sia per interventi di cataratta refrattivi sia per uno screening generale.

 

È un strumento dotato di una telecamera di Scheimpflug da 1,4 Mp che permette di eseguire:

 

Ricostruzione 3D del segmento anteriore e un’analisi 3D della camera anteriore (CA) con misurazione dell’angolo, dell’ altezza e del volume della camera.

Pachimetria con una precisione di circa 5 μm. Lo spessore della superficie corneale da limbus a limbus è visualizzato con una mappa colorimetrica.

Una topografia corneale anteriore e posteriore reale fino a 138.000 punti misurati con visualizzazione delle mappe tangenziali sagittali e altimetriche, basata sulla misurazione dei dati altimetrici da limbus a limbus.

Il dato densitometrico che avviene attraverso un’illuminazione con un led blu durante l’acquisizione. Tale densità viene quantizzata e visualizzata a schermo.

Il campo d’ applicazione di questo strumento è molto vasto.

 

Prevalentemente è utilizzato:

 

Per lo studio topografico della cornea

Per la diagnosi di eventuali patologie, come il keratocono, attraverso il quale se ne può valutare anche l’ evoluzione

Per l’analisi pre e post operatoria in chirurgia rifrattiva.

Una rappresentazione dei principali indici keratometrici è evidenziata nella schermata. Vi è, inoltre, la possibilità di selezionare differenti scale di colori.

 

I valori topografici possono essere anche molto utili nell’ortokeratologia.

 

L’ analisi della camera anteriore permette di visualizzare l’angolo camerulare per valutare eventuali alterazioni che possano influire su patologie come il glaucoma. A tal fine è anche utile la valutazione dello spessore corneale, la pachimetria.

 

L’ esecuzione dell’ esame è rapida e indolore.

 

Il paziente deve poggiare il mento e la fronte sullo strumento e, una volta coperto con telo nero per creare una sorta di camera oscura, gli è solo richiesto di osservare per qualche secondo il puntino rosso ed il led blu, che si accenderanno al momento dell’ esecuzione.

 

L’ esame va eseguito una volta per occhio, per ottenere una scansione completa di ciascuno dei due.

Microscopia

Microscopia endoteliale

La microscopia endoteliale permette lo studio dell’endotelio corneale tramite l’acquisizione di immagini fotografiche, ottenute attraverso l’impiego di un particolare microscopio. Tali immagini vengono successivamente elaborate da un computer.

 

Le cellule endoteliali sono indispensabili al mantenimento della trasparenza corneale e, se la loro densità scende al di sotto di certi valori, vi sono gravi rischi per la conservazione di una buona acuità visiva. Nel corso della vita il numero delle cellule si riduce fisiologicamente.  Le cellule endoteliali non si riproducono e quelle che "perdiamo" fisiologicamente, quindi, non verranno sostituite per rinnovamento cellulare. Ciò comporta seri problemi nel caso di lesioni o danni endoteliali.

Le caratteristiche fisiologiche ed istologiche che lo caratterizzano, rendono l’endotelio corneale particolarmente sensibile ad attacchi dovuti ad infezioni, traumi o interventi.

Da qui nasce la necessità di monitorare lo stato di salute dell’endotelio corneale, soprattutto in previsione di un’ intervento chirurgico sull’occhio.                                                                                     

È fondamentale come esame preliminare in:

 

Chirurgia sul bulbo (intervento per cataratta, glaucoma, trapianto di cornea)

Chirurgia refrattiva.

Distrofia di Fuchs, (in cui vi è una riduzione precoce della densità delle cellule endoteliali). È  essenziale per seguire l’andamento della patologia.

Pachimetria

Pachimetria

La pachimetria corneale è un esame che consente di misurare lo spessore della cornea. La conoscenza dello spessore corneale permette di definire l'affidabilità della misurazione della pressione oculare.

 

L'esame viene effettuato anche come strumento per valutare alcune patologie della cornea, come il cheratocono (mappa pachimetrica) o l'edema corneale, e nella diagnostica del glaucoma.

Ci sono diverse tecniche di indagine:

 

Pachimetria ottica: fornisce una mappa pachimetrica della cornea

Pachimetria acustica tramite una sonda ad ultrasuoni.

Nel primo caso è possibile disporre di una mappa pachimetrica che evidenzia lo spessore corneale in ogni suo punto e permette di individuare la localizzazione e il valore del punto più sottile.

 

Per l'esame eseguito con pachimetro ultrasonico è necessaria una goccia di collirio anestetico nell'occhio da esaminare prima di appoggiare sulla cornea, per pochi istanti, una sonda simile ad una piccola penna. Per il pachimetro ottico non è necessario instillare collirio anestetico.

 

L’esame è indicato in particolare:

 

In tutti i soggetti noti o a rischio per glaucoma

Nei pazienti affetti da patologie corneali

In coloro che devono sottoporsi ad un intervento di chirurgia corneale (cross-linking), trapianto di cornea o in chirurgia refrattiva.

Non è una misurazione dolorosa in quanto viene effettuata, nel caso del pachimetro ultrasonico, previa instillazione di collirio anestetico. Questo accorgimento serve ad evitare la sensazione di dolore e fastidio mentre si sfiora con una piccola sonda la superficie corneale. Nel caso del pachimetro ottico si tratta di un esame non invasivo, in quanto non c'è alcun contatto con la superficie oculare.

Biometria

Biometria

La biometria permette di misurare in modo molto preciso la lunghezza anteroposteriore del bulbo oculare e di altre strutture dell'occhio.                              

 

Distinguiamo due tipi di iometria: quella a ultrasuoni e quella ottica.

La biometria a ultrasuoni è una derivazione dell’ecografia. In essa viene utilizzata una sonda a ultrasuoni a scan.

La biometria ottica, di più recente introduzione nella pratica clinica, si basa sulla interferometria ottica a coerenza parziale e utilizza un raggio luminoso.

Dopo aver effettuato la misurazione della lunghezza del bulbo, della camera anteriore e dei raggi di curvatura corneale, il biometro utilizza una serie di formule matematiche per darci il valore appropriato del cristallino artificiale da inserire all'interno dell'occhio dopo l'asportazione della cataratta.

Entrambe le tecniche sono precise ad affidabili. I vantaggi di quella ottica sono: la maggior rapidità di esecuzione e il fatto di non richiedere l’instillazione di collirio anestetico, in quanto non vi è contatto fra apparecchio rivelatore delle misurazioni e l’occhio. Per contro, nel caso di cataratte molto avanzate, spesso il biometro ottico non riesce a dare misurazioni appropriate mentre quello ad ultrasuoni, utilizzando onde sonore e non luminose, è in grado di superare l'ostacolo dando misurazioni sempre precise.

 

La biometria va eseguita prima dell’intervento di estrazione di cataratta, per calcolare il valore giusto della lente intraoculare che andrà a sostituire il cristallino.   

WhatsAppImage2018-09-17at09.56.52.jpeg

Pupillometria

La pupillometria è l’esame per la misurazione della grandezza e dei movimenti della pupilla.

Si esegue con un apparecchio chiamato pupillometro, spesso associato ai topografi corneali.

L’esame associato al topografo corneale è rapido, assolutamente indolore e privo di rischi. Si effettua senza utilizzare alcun collirio, ponendo il paziente di fronte allo strumento che rileva le misure in varie condizioni di luce. La durata è di circa 20 secondi. L’esame è di fondamentale importanza in tutti quei pazienti che devono essere sottoposti a chirurgia refrattiva.

Tonometria

Tonometria

La tonometria è una tecnica che permette di misurare la pressione intraoculare (o tono oculare) utilizzando uno strumento detto tonografo.

Serve a verificare le variazioni dalla normalità della pressione interna dell'occhio. Può aumentare o diminuire in rapporto a patologie, traumi o interventi oftalmici. Possono essere utilizzati 3 tipi di tonometro: a soffio, a planazione e di Pascal.

 

 Il paziente viene fatto accomodare su uno sgabello appoggiando mento e fronte sullo strumento. Il tonometro a soffio invia un soffio d'aria sulla cornea del paziente, che deve mantenere l'occhio ben aperto e osservare una luce. L'operazione dura 15 secondi per entrambi gli occhi. Il tonometro di planazione (o di Goldmann) imprime una lievissima forza sulla cornea. Il paziente deve mantenere l'attenzione, rilassarsi e non trattenere il respiro, non chiudere gli occhi e guardare il cono illuminato da una luce azzurra davanti a sé. La procedura dura 20 secondi. Il tonometro di Pascal funziona in modo simile a quello di Goldmann e prevede un contatto di almeno 10 secondi.

 

 Si tratta di una tecnica minimamente invasiva, non pericolosa e non dolorosa. L'igiene del tonografo a soffio è garantita dall'assenza di contatto fra lo strumento e l'occhio, mentre nella tonometria di Pascal per ogni paziente viene utilizzato un nuovo involucro monouso in gomma per ricoprire il cono di misurazione. Nella tonometria di Goldmann il conetto viene preventivamente pulito con una soluzione disinfettante.

 

Il tonometro di Pascal è più adatto ai pazienti già sottoposti a chirurgia refrattiva con laser ad eccimeri e altri interventi alla cornea. L'uso del tonometro a soffio non richiede preparazione, mentre se viene utilizzato il tonometro di Pascal è necessario instillare un anestetico tramite collirio 30 secondi prima dell'esame. Per il tonometro di Goldmann, al collirio anestetico se ne aggiunge un altro che serve a colorare le lacrime con fluoresceinato sodico.

 

Con il tonografo è possibile effettuare una curva tonometrica, che consiste nella misurazione del tono oculare nell’arco della giornata.

Test-buio

Test buio

Consiste in un test che ha come scopo quello di “provocare” la pressione intraoculare. La misurazione del tono viene effettuata prima e dopo la permanenza al buio, durante la quale la pupilla si dilata spontaneamente. Tale test viene spesso adoperato in caso di Glaucoma.

Ecografia-oculare

Ecografia oculare

L'ecografia oculare è un esame non invasivo che, tramite gli ultrasuoni, permette di studiare le strutture interne dell'occhio, visualizzandole in sezioni anatomiche bidimensionali.

Gli ultrasuoni rimbalzano sui tessuti generando echi di ritorno, che vengono captati e trasdotti in immagini.

L'ecografia oculare si esegue appoggiando una sonda, collegata all'ecografo, sulla palpebra del paziente, dopo l'applicazione di un gel per migliorare il passaggio del segnale degli ultrasuoni.

L’esame è utile per studiare le strutture oculari intrabulbari:

 

Quando non è possibile l'esplorazione diretta a causa di opacità di cornea, cristallino, vitreo

Per studiare patologie quali tumori, emovitreo, distacco di retina e coroide, patologie malformative e degenerative della retina e della coroide.

Nelle patologie che coinvolgono le strutture orbitarie, quali il nervo ottico, i muscoli extraoculari e il grasso retrobulbare.

WhatsAppImage2018-09-17at09.58.54.jpeg

Microperimetria

È un’indagine diagnostica che permette di creare una mappa della sensibilità della retina (misurata in decibel).

Consente, infatti, di effettuare uno studio della fissazione e della soglia di sensibilità retinica visualizzando in tempo reale il fondo oculare. In questo modo, con estrema precisione topografica, viene definita la sensibilità visiva in ogni punto della regione centrale della retina (la macula) nonché la sede e la stabilità della fissazione, anche se si vede molto poco.

 

L’esame permette di valutare la capacità di vedere stimoli luminosi di diversa intensità in varie posizioni della regione retinica esaminata. Lo studio microperimetrico fornisce delle informazioni importanti per valutare in maniera più precisa la funzionalità maculare. La microperimetria è stata introdotta, infatti, nella pratica clinica proprio per lo studio funzionale di patologie maculari, che determinano più o meno precocemente uno scotoma centrale (zona di non visione al centro del campo visivo).

 

Il paziente è posizionato di fronte l’apparecchio, previa dilatazione delle pupille, mentre si fissa una mira luminosa rossa centrale e stabile. È necessario premere un pulsante quando appare un punto luminoso di intensità variabile. In questo modo viene testata la funzionalità della retina: proiettando stimoli in posizioni selezionate si genera una mappa accurata della sensibilità retinica. L’esame, che non è invasivo, ha una durata di circa un quarto d’ora ed è indolore.

 

L’esame viene eseguito per:

 

Degenerazioni maculari senili e giovanili (come la malattia di Besto e la malattia di Stargardt)

Edema maculare

Retinopatia miopica e diabetica

Fori maculari.

Può essere utile nei controlli che vengono effettuati in seguito a terapie retiniche come, ad esempio, dopo iniezioni intravitreali per trattare la forma essudativa della degenerazione maculare legata all'età (AMD). È importante, quindi, per guidare le scelte nel periodo che segue le operazioni chirurgiche e nel valutare i risultati degli interventi. Riveste, inoltre, un ruolo importante nell’esecuzione di programmi riabilitativi degli ipovedenti. Contatta il centro per saperne di più o per fissare una visita oculistica.